Quando la struttura sanitaria è responsabile

Capita, dopo un ricovero, di tornare a casa con qualcosa che non c’era prima. 

Un’infezione, una febbre che non passa, una ferita che non guarisce come dovrebbe. In molti casi si tende ad accettarlo come un effetto collaterale della degenza, qualcosa di sfortunato ma inevitabile. Non sempre è così.

Le infezioni contratte in ospedale – quelle che i medici chiamano infezioni nosocomiali – sono in parte prevenibili. E quando si sviluppano a causa di protocolli non rispettati o di carenze organizzative della struttura, possono dare diritto a un risarcimento.

Cosa sono le infezioni nosocomiali

Si parla di infezione nosocomiale quando la patologia non era presente al momento del ricovero, ma compare durante la degenza o entro 48-72 ore dalla dimissione.

Si tratta di infezioni causate da microrganismi patogeni presenti nell’ambiente ospedaliero. 

Nella letteratura medica e nei documenti normativi più recenti, questa categoria è confluita nella definizione più ampia di ICA Infezioni Correlate all’Assistenza, che include anche i casi sviluppati in strutture diverse dall’ospedale per acuti: case di cura, ambulatori, centri dialisi, residenze sanitarie.

Obblighi di prevenzione delle strutture sanitarie

Ospedali e cliniche hanno l’obbligo di adottare rigorosi protocolli di igiene e sicurezza. Come ricordato dalla Corte di Cassazione, spetta alla struttura sanitaria dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per prevenire le infezioni ospedaliere. Tali misure includono per esempio:

  • Sterilizzazione degli ambienti e degli strumenti chirurgici.
  • Disinfezione accurata di biancheria, letti e superfici, e smaltimento sicuro dei rifiuti sanitari.
  • Controllo dell’aria e degli impianti di ventilazione, soprattutto nelle sale operatorie, per evitare la diffusione di germi.
  • Sorveglianza sanitaria: attivazione di sistemi di notifica dei focolai, limitazione degli accessi non autorizzati, profilassi vaccinale per il personale.

Ogni mancanza in queste procedure (per esempio scarsità di pulizie o uso scorretto degli strumenti) può costituire negligenza. In caso di carenze nei protocolli di sicurezza, la struttura può essere ritenuta responsabile.

Responsabilità dell’ospedale

Dal punto di vista legale, il ricovero in ospedale viene inquadrato come un contratto atipico di spedalità; ciò significa che la struttura sanitaria è tenuta a fornire le prestazioni con massima diligenza e prudenza

Se l’ospedale non adempie correttamente a questi obblighi – ad esempio non rispetta gli standard igienici necessari – risponde per inadempimento contrattuale. Un vantaggio per il paziente è che il termine di prescrizione per chiedere il risarcimento è di 10 anni, e l’onere della prova è meno gravoso: basta dimostrare il nesso di causalità tra l’infezione e il ricovero. In pratica, il paziente non deve provare in dettaglio l’errore tecnico subito, ma solo che l’infezione si è verificata in ambito ospedaliero.

Onere della prova

In caso di sospetta infezione nosocomiale, l’onere di provare il corretto svolgimento delle procedure ricade sull’ospedale

A quel punto la struttura sanitaria dovrà provare di aver sanificato adeguatamente locali e strumenti e di aver agito con diligenza

Se l’ospedale non riesce a documentare le adeguate misure di prevenzione (ad esempio la sterilizzazione delle sale operatorie o l’igiene del personale), sarà considerato responsabile.

Danni risarcibili per infezioni ospedaliere

Quando viene accertata la responsabilità della struttura, si ha diritto al risarcimento dei danni subiti. In particolare possono essere risarciti:

  • Danno biologico: il peggioramento dello stato di salute dovuto all’infezione (invalidità permanente o temporanea).
  • Danno morale: la sofferenza psicologica e il disagio emotivo causati dal danno fisico.
  • Danno esistenziale: l’alterazione della qualità della vita del paziente (nell’attività quotidiana, nel lavoro, nelle relazioni personali).
  • Danno patrimoniale: le spese mediche aggiuntive sostenute (cure, terapie, riabilitazione) e le eventuali perdite economiche (perdita di reddito, costi di assistenza).

Ogni caso viene valutato singolarmente in base alla gravità dell’infezione e alle sue conseguenze personali e familiari.

Perché la documentazione clinica è decisiva

Prima ancora di valutare un’azione legale, è essenziale raccogliere e conservare tutta la documentazione clinica:

  • cartelle cliniche
  • referti
  • prescrizioni
  • certificati medici
  • ogni altra annotazione

Solo così si può ricostruire la sequenza degli eventi e dimostrare il nesso tra l’infezione e le cure ricevute. In particolare bisogna verificare le terapie prescritte, i tamponi e i dati di laboratorio, nonché qualsiasi segnalazione di condizioni anomale durante il ricovero

Spesso è necessario il supporto di un consulente medico-legale per interpretare i referti e stabilire se ci sia stata negligenza. Un avvocato specializzato in malasanità può assisterti nell’analisi della documentazione e nell’attivazione delle procedure legali per il risarcimento.

Quando rivolgersi a un avvocato 

Se dopo un ricovero in una struttura sanitaria si verifica un’infezione che comporta un aggravamento significativo dello stato di salute, è opportuno non sottovalutare la situazione.

Un confronto con un professionista esperto in responsabilità medica permette di ottenere una valutazione preliminare e di comprendere se vi siano i presupposti per un’azione risarcitoria.

Lo Studio Legale Porzio Cattaneo, con sede a Bergamo, assiste pazienti e familiari in casi di responsabilità medica, offrendo una valutazione iniziale del caso e un’impostazione strategica della procedura risarcitoria.