Quali soluzioni legali esistono per sostenere un’azienda in difficoltà
Quando un’azienda entra in una fase di tensione finanziaria, il problema non è solo economico ma bensì anche organizzativo, strategico e, molto spesso, anche legale.
I primi segnali possono sembrare gestibili: ritardi nei pagamenti, fornitori che iniziano a sollecitare, esposizioni bancarie più pesanti, difficoltà a rispettare le scadenze fiscali o contributive.
Ma è proprio in questa fase che fare chiarezza diventa essenziale.
Cos’è la crisi d’impresa
Il Codice della Crisi d’Impresa (D.Lgs. 14/2019) distingue tra “crisi”, cioè una situazione di squilibrio economico-finanziario che rende probabile l’insolvenza del debitore, e “insolvenza”, cioè l’incapacità di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.
Lo stato di crisi d’impresa dunque si verifica quando un’azienda non è più in grado di garantire la sostenibilità economica-finanziaria e rischia l’insolvenza.

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Strumenti di salvataggio della crisi d’impresa
In Italia sono disponibili diversi strumenti giuridici per gestire la crisi prima di arrivare alla liquidazione forzata.
1. Composizione negoziata della crisi d’impresa
Si tratta di una procedura preventiva introdotta dal DL 118/2021 che permette all’imprenditore commerciale (o agricolo) in squilibrio economico di chiedere al Registro delle Imprese la nomina di un esperto – iscritto in apposito elenco ministeriale – che affianca l’imprenditore e permette di agevolare le trattative con creditori e stakeholder per trovare un accordo di risanamento.
Tutta la procedura si svolge tramite una piattaforma telematica dedicata, operativa a livello nazionale, e ha l’obiettivo di ricondurre i debiti a un piano sostenibile evitando il deterioramento ulteriore dell’azienda.
2. Accordo di ristrutturazione del debito
Strumento previsto dal Codice della Crisi (art. 57-63 e ss. CCII), che consente all’imprenditore in stato di crisi o insolvenza di concordare con i creditori un piano di rientro dalle passività.
Il piano può prevedere dilazioni, riduzioni o rinegoziazioni dei termini di pagamento, a patto che sia realistico e certificato da un professionista.
Una volta raggiunto l’accordo con una maggioranza qualificata di creditori e ottenuta l’omologazione del tribunale, l’impresa può proseguire l’attività anziché essere liquidata.
3. Concordato preventivo e concordato minore
Il concordato preventivo è la classica procedura giudiziale (ex fallimentare) per concordare con tutti i creditori un piano di risanamento o di liquidazione controllata.
Nel nuovo Codice della Crisi è stata introdotta anche la figura del concordato minore, un percorso semplificato riservato ai piccoli imprenditori (non soggetti a liquidazione giudiziale) che si trovano in situazione di sovraindebitamento.
In questo caso, il debitore presenta al tribunale una proposta di superamento della crisi e, se approvata dai creditori con le maggioranze di legge, ottiene l’esdebitazione parziale e il proseguimento dell’attività in forma più snella.
4. Procedure concorsuali tradizionali
Qualora le soluzioni extragiudiziali non bastino, si ricorre alle procedure concorsuali previste dal diritto fallimentare.
Per le imprese che ormai non possono rimediare alla crisi, sono previsti il concordato preventivo (in continuità o liquidazione) e la liquidazione giudiziale (ex fallimento).
Per le grandi imprese di particolare rilevanza sono inoltre disponibili strumenti straordinari come l’amministrazione straordinaria.
Tali procedure comportano il coinvolgimento del tribunale e di organi speciali (commissari giudiziali, giudici delegati), ma rappresentano l’ultima garanzia di tutela per i creditori e il patrimonio aziendale.
Chi può accedere alle procedure
Gli strumenti di regolazione della crisi sono rivolti a:
- imprenditori (commerciali, artigiani, agricoli)
- piccoli professionisti
L’accesso alle varie procedure richiede generalmente che l’impresa sia in stato di squilibrio, crisi o insolvenza secondo le definizioni di legge.
Ad esempio, l’istanza di composizione negoziata può essere presentata solo se è ragionevolmente perseguibile il risanamento dell’impresa. Allo stesso modo, per proporre un accordo di ristrutturazione il debitore deve fornire al tribunale documentazione e un piano di risanamento certificato da un professionista indipendente.
I piccoli imprenditori non fallibili (ad esempio artigiani o professionisti con volumi ridotti) possono ricorrere al concordato minore o al piano del consumatore in caso di sovraindebitamento, strumenti pensati appositamente per il loro profilo.

Un supporto legale per aziende in difficoltà
Affrontare una crisi d’impresa non significa necessariamente arrendersi, al contrario, fermarsi in tempo, analizzare con lucidità la situazione e scegliere lo strumento più adatto prima che il peso dei debiti renda ogni alternativa più difficile.
Lo Studio Legale Porzio Cattaneo, specializzato in diritto fallimentare e sovraindebitamento, offre assistenza completa alle azienda in tutta Italia sia nella fase preventiva, che in caso di procedure giudiziali.
Contattaci per una consulenza su misura: il nostro studio è pronto a esaminare la tua situazione, chiarire ogni dubbio e attivare le misure più corrette per affrontare il momento critico.


